15 Novembre 2018
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Ponte a Cappiano e dintorni

CENNI STORICI

PONTE A CAPPIANO
Epigrafo di Cosimo I
Intorno all´anno Mille chi si affacciava dalle colline delle Cerbaie, scopriva un paesaggio assai diverso dall´attuale.
Quella che oggi una è distesa quasi continua d´insediamenti civili ed industriali, attraversata da numerosi vie di comunicazioni, allora non era altro che un succedersi di macchie boscose, inframezzate da corsi d´acqua.
Presso Cappiano però , già allora un ponte permetteva di superare l´Usciana, che era un vero e proprio fiume emissario del Padule.
Il sistema Padule- Usciana- Arno fu infatti un´importante via di comunicazione per tutto il Medioevo insieme alla direttrice viaria della via Francigena, che passava per Cappiano dove avveniva il superamento dell´Usciana o Gusciana.
Proprio per questo era presente a Cappiano, fin dal Medioevo, un ospedale per pellegrini la cui manutenzione, insieme a quella del Ponte, era affidata ad Altolpascio.
Alla Pieve di Cappiano, ricordata a partire dal 766, erano subordinate 31 ville e quindi il popolamento era basato su piccoli nuclei rurali.
Nel 1070 viene documentata a Cappiano la presenza di un CASTELLO, prima di proprietà dei Conti Cadolingi, mentre più tardi si andarono affermando i Signori di Pozzo e di Rosaiolo fondatori e padroni del Monastero di San Bartolomeo di Cappiano e proprietari anche delle pescaie e del mulino, fino al Duecento quando Lucca ristabilì il proprio controllo.
In questi anni Cappiano assunse una fisionomia più definita e la popolazione si concentrò dentro e intorno al Castello. Inoltre l´antica Pieve fu ricostruita nelle immediate vicinanze del Ponte e per questo nacque il toponimo AD PONTEM CAPPIANI, oggi divenuto PONTE A CAPPIANO. Nel 1281 Cappiano si sottomise a Fucecchio, ormai un Comune più potente e popoloso, con il quale si fuse nel 1309.
La rilevanza strategica di Cappiano, fu per anche all´origine di drammatici avvenimenti, quando nel XIV secolo, il Ponte fortificato fu al centro di scontri militari nella guerra tra Firenze e Castruccio Castracani.
Nel 1325 il Ponte venne addirittura distrutto dai Lucchesi e poi ricostruito dai Fiorentini, che affidarono la direzione dei lavori a due convensi del monastero di Settimino.
La distruzione per la guerra e il calo demografico, dovuto all´epidemia, determinarono l´abbandono di molti borghi e nella seconda metà del 1300 Cappiano era ormai un luogo privo di anime e desolato.
Il ponte di Cappiano non era solo un importante nodo viario, infatti intorno ad esso per tutta l´età medievale erano nati pescaie e mulini.
Con il passare del tempo gli sbarramenti per facilitare la pesca erano aumentati e questo rendeva difficile la navigazione, per questo nel 1279 le autorità Lucchesi decisero di rimuovere ogni edificio che gli abitanti del Valdarno inferiore avevano costruito sull´Usciana.
Poco tempo dopo gli sbarramenti continuavano ad aumentare e la Repubblica di Firenze, che aveva il controllo su questa zona non prendeva decisioni definitive, infatti ora faceva abbattere le pescaie ed i mulini e subito dopo permetteva che fossero ricostruiti.
Questo atteggiamento era dovuto al fatto che il Padule aveva un´importante funzione difensiva e quindi loro volevano mantenere in questi territori la pace. L´utilizzazione strategica del Padule fu tenuta presente anche nel 1453, quando Firenze deliberò la realizzazione del "Lago Nuovo", che forniva inoltre abbondanza di pesce. La realizzazione del Lago e delle opere connesse, incontrò non poche difficoltà e fu anche istituito un Provveditore alle dipendenze dell´Ufficio della Grascia con sede a Stabbia.
Sugli esiti della creazione del Lago si ebbero giudizi diversi e molti a Firenze nel 1515 parlavano di un vero e proprio fallimento.
Per questo, un anno dopo, Alfonsina Orsini, vedova di Piero de´ Medici, fece ripulire l´Usciana, ma una morte precoce non gli fece terminare i lavori.
Nel 1530 Cosimo I creò un complesso di fattorie, che avevano il centro amministrativo a Stabbia e Cappiano divenne un importante polo economico tra i latifondi medicei.
Nel 1537, Cosimo I, cominciò ad impegnarsi in opere pubbliche e tra queste anche il rifacimento del complesso del Ponte di Cappiano.
Infatti Cosimo, dopo che le condizioni del fiume erano diventate preoccupanti, nel novembre del 1549 decise di intervenire sulla "foce "di Cappiano per dare una soluzione definitiva all´annoso problema dell´Usciana.
I lavori iniziarono intorno al febbraio del 1550 e furono affidati ad un´equipe formata da tecnici, artisti e personale amministrativo, del coordinamento dei lavori fu incaricato Ludovico del Borgo, che era l´attuale Provveditore della Grascia.
Invece Niccolò Pericoli, detto il Tribolo, ebbe il compito di predisporre gli interventi opportuni per delimitare il bacino di contenimento delle acque e la costruzione di un nuovo argine.
I lavori di rifacimento del complesso del ponte furono affidati a David Fortini, che aveva la piena fiducia di Cosimo.
I tempi per l´esecuzione dell´opera furono rapidi, infatti nell´aprile del 1551 il complesso doveva essere quasi ultimato, visto che il Consiglio del Comune di Fucecchio parlava della bellezza del Ponte di Cappiano e chiedeva l´istituzione di un mercato settimanale.
Intanto Cosimo I fece applicare, su ciascuna delle facciate delle torri, due epigrafi in marmo, tuttora esistenti, che sottolineavano, nella duplice versione latina e volgare, i motivi dell´intervento:

COSIMO MEDICI DUCA DI FIORENZA
HA RIFATTO QUESTO LAGO DA´ FONDAMENTI
PER BENEFIZIO PUBLICO
ET NON SIA CHI LO DISFACCIA PIU´
CON ISPERANZA D´ACQUISTARE COMMODO AL PAESE
SAPPIENDO OGNI VOLTA CHE SE DISFATTO
ESSERSI PERDUTO
DI SOTTO L´USO DELLA TERRA
ET DI SOTTO DELLA PESCAGIONE
SENZA ACQUISITO ALCUNO

Gli edifici raccolti intorno al ponte non avrebbero subito sostanziali modifiche fino al tardo Settecento, fatta eccezione per il callone dei navicelli.
Non c´è dubbio che almeno inizialmente il complesso di Cappiano fosse visto soprattutto per la rendita che poteva derivare dalla pesca, che era riservata a coloro che avevano ottenuto l´apposita licenza pagando la relativa tassa.
I pesci pescati non potevano essere liberamente commercializzati, ma dovevano essere venduti solo al Provveditore del Lago, il quale adesso aveva sede a Cappiano.
Le attività connesse allo sfruttamento del Lago continuarono a prevalere per tutto il principato di Cosimo, infatti dagli inventari dei Medici si vede che le risorse della fattoria del ponte di Cappiano derivavano soprattutto: dall´osteria, dal mulino, dalla ferreria e dalla pesca delle anguille e delle tinche.
Nella seconda metà del 1500 l´evento più grave che colpì queste zone fu sicuramente rappresentato dalla malaria, che provocò numerose vittime e fu dovuta al ristagno delle acque.
Questi tragici avvenimenti insieme all´avvento della guerra, determinarono una momentanea incuria del complesso di Cappiano, ma ben presto tornò l´interesse da parte dei Medici per queste zone.
Inoltre, in questi anni, furono presenti nei territori di Cappiano anche altri illustri proprietari come Iacopo VI Appiano, il quale si era fatto murare un Palazzo a Cappiano vicino ai boschi, presso il luogo chiamato al "Vivaio". Il palazzo sussiste ancora, anche se come casa colonica, e sulla facciata si legge un´epigrafe in marmo, che ricorda il Capitan Bernardino de´ Medici, frequentatore del Padule e cacciatore di cinghiali.
Dunque, nel secondo Cinquecento, attorno al complesso del ponte, il territorio di Cappiano, cominciava a ripopolarsi, grazie all´interesse di famigli notabili attirate da possibili investimenti agricoli, ma anche dagli svaghi offerti dalla pesca e dalla caccia.
Oltre all´ Appiani anche Girolamo di Francesco Riccialbani possedeva in queste zone due poderi: uno con casa a Castel Ladrone e l´altro alla Palagina, evidentemente il primo nucleo della villa che tuttora vi sorge.
I problemi dell´ Usciana per non erano stati risolti e per questo intorno al 1569 il fiume fu allargato, raddrizzato e sulle rive furono piantati 3861 gelsi.
Questi interventi costosi furono giustificati dal fatto che il Granduca Francesco I e il successore Ferdinando I, cercavano di incrementare le culture nei territori del Padule, tra l´altro molto fertili.
Quindi nel 1583 ci fu anche l´abbassamento di un braccio della pescaie e la restrizione del bacino lacustre, che portarono pochi anni dopo alla demolizione del mulino per mancanza di acqua.
Anche se la pesca nel bacino del Padule continuò a svolgere a lungo un ruolo importante, Cappiano diventò sempre più il centro amministrativo di una fattoria, che and organizzandosi nei primi decenni del Seicento.
La presenza dei Medici a Cappiano rimase costante e per questo le abitazioni, i vivai per le anguille e i rustici vennero spesso ristrutturati e nel 1635-1637 fu addirittura completato il grande edificio "la nuova fabbrica" ad uso di scuderia, granaio, e magazzino come risulta dall´iscrizione tuttora presente sulla facciata del fabbricato.
Nella seconda metà del Seicento l´azienda, ora nelle mani di Cosimo III, rendeva 2737 scudi l´anno, mentre la pesca 1520 scudi.
Quindi la pesca non rappresentava pi la fonte di maggior guadagno, perché negli ultimi anni c´erano state numerose restrizioni che ebbero un´influenza negativa sull´ambiente che inizi a degradare.
Anche i lavori svolti intorno all´Usciana dopo la metà del XVIII secolo, sotto la direzione del Pirelli, non ebbero incidenza sul bacino del Padule e nel 1756 una gravissima epidemia di febbre malariche si abbatté su queste zone provocando un´alta mortalità.
Questa epidemia fece riacutizzarsi il dibattito sulla bonifica del Padule, che secondo il naturalista Tozzetti doveva essere integrato con una apertura permanente delle calle di Cappiano o meglio ancora con l´eliminazione di tutti quegli ostacoli che da secoli sbarravano il deflusso delle acque come il mulino e la pescaia.
Solo nel 1780 il Granduca Pietro Leopoldo deliberava l´abolizione della privatia della pesca, la demolizione della pescaia e del mulino di Ponte a Cappiano e inoltre si consentiva la libera navigazione.
I lavori si protrassero per alcuni anni tra ritardi, difficoltà, polemiche, terminarono solo nel 1785 e con questi interventi il complesso mediceo aveva sostanzialmente la fisionomia attuale ed il Ponte per perdeva la molteplicità di funzioni che per secoli ne avevano caratterizzato la storia.
Successivamente tra gli interventi diretti sul monumento bisogna ricordare quando nel 1824 si costruirono le cateratte per evitare i riflussi dell´Arno.
Però già il Granduca Leopoldo II, pensava che fosse necessario spostare le cateratte da Cappiano allo sbocco dell´Usciana in Arno.
Questa imponente opera fu realizzata solo nel 1904, con un progetto dell´Ufficio del Genio Civile di Firenze e dopo il crollo nel 1907 fu ricostruito presso Bocca d´Usciana.
Il Ponte di Cappiano perdeva così il ruolo di centro amministrativo della fattoria, di sede della pesca e anche la funzione di regolamentazione agricola, avviandosi verso quella progressiva decadenza che lo avrebbe condotto ad un drammatico degrado.
Solo pochi anni fa, in occasione del Giubileo del 2000, il complesso del Ponte di Cappiano tornato a risplendere in tutta la sua bellezza.
Tutto questo grazie all´intervento delle Belle Arti su richiesta del Comune di Fucecchio, ma soprattutto per volere di tutti i cittadini di Cappiano.
I lavori sono durati circa un anno e se da un lato hanno creato numerosi disagi alla cittadina, dall´altro hanno portato negli abitanti tanta curiosità verso questo monumento a cui sono molto legati.
Ognuno di noi ricorda con orgoglio e con particolare emozione il Marzo del 2000, quando avvenuta l´inaugurazione del complesso Mediceo ed stato possibile visitare i suoi meravigliosi interni.
Oggi il complesso del Ponte adibito ad ostello ed accoglie nell´arco dell´anno numerosi visitatori da ogni parte d´Italia.

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